Impianto della valvola aortica per via transapicale: incidenza e predittori di dispersione paravalvolare e rigurgito transvalvolare


Uno studio ha valutato i risultati ottenuti quando il concetto chirurgico di non accettare perdite paravalvolari intraprocedurali è stato applicato per l'impianto della valvola aortica transcatetere ( TAVI ).

La strategia chirurgica di sostituzione valvolare aortica convenzionale non accetta perdite paravalvolari intraprocedurali e richiede un intervento immediato per eliminarle.
Tuttavia, la perdita paravalvolare è la principale preoccupazione dopo TAVI.

In totale 358 pazienti sono stati sottoposti a TAVI transapicale con protesi con palloncino espandibile.

La strategia procedurale modificata consisteva nel preciso posizionamento della protesi utilizzando una tecnica modificata TAVI e un immediato trattamento supplementare intraprocedurale per eliminare rilevanti perdite paravalvolari.

La dilatazione con palloncino della valvola transcatetere è stata eseguita in 18 pazienti ( 5% ) e ulteriori seconde valvole sono state impiantate in 13 soggetti ( 4% ).
Al termine della procedura, 186 pazienti (52%) non hanno presentato rigurgito paravalvolare o transvalvolare.

Nei restanti 172 pazienti, sono state osservate perdite paravalvolari in 113 soggetti ( 32% ), perdite transvalvolari in 47 ( 13% ) ed entrambe in 12 ( 3% ).

Le perdite erano limitate in 88 pazienti ( 25% ), lievi in 82 ( 23% ) e moderate in 2 ( 0.6% ).

L'analisi multivariata ha identificato sesso maschile, classe funzionale NYHA IV e nessuna precedente sostituzione della valvola aortica come predittori di perdite post-procedurali.

La sopravvivenza cumulativa non era dipendente dal tasso di rigurgito post-procedurale.

La mortalità complessiva è stata del 5% a 30 giorni, 14% a 6 mesi, 17% a 1 anno e 33% a 2 anni.

In conclusione, la strategia procedurale modificata transapicale TAVI con protesi con palloncino espandibile è stata associata a una bassa incidenza di rilevante rigurgito protesico. ( Xagena2012 )

Unbehaun A et al, J Am Coll Cardiol 2012; 59: 211-221


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